Il diritto di essere felice quando tuo figlio torna a scuola

|Una Mamma Consapevole
Il diritto di essere felice quando tuo figlio torna a scuola

In questo articolo parliamo di rientro a scuola e maternità senza sensi di colpa.

Nel caso te lo fossi perso, nell’articolo precedente abbiamo invece parlato di come introdurre i puzzle nella sfera di attività di un bimbo (dai 18 mesi in poi).

Il 7 settembre Noah inizierà la preschool (la materna italiana, se vogliamo).

Se mi segui da un po', sai che fino ad ora ha frequentato il nido due volte alla settimana. Tra pochi giorni, invece, andrà alla preschool dalle 9 alle 15, dal lunedì al venerdì.

E te lo dico con tutta onestà: non vedo l'ora.

La decisione di iscriverlo è arrivata in modo piuttosto improvviso (ma questa è una storia che magari ti racconterò in un'altra occasione). Da quando l'abbiamo presa, però, non ho fatto altro che contare i giorni che ci separavano da questo 7 settembre. E non me ne vergogno.

Chi mi sta accanto lo sa: ho amato vivere praticamente in simbiosi con Noah per i primi tre anni della sua vita. Adesso, però, per lui e per me, è arrivato il momento di cambiare. Lui è cresciuto: mi chiede di "stare con altri bimbi", di imparare a "scrivere il mio name". E anche io ho tanta voglia di entrare in un nuovo capitolo della mia vita.

Non tornerò a essere quella che ero prima di diventare mamma. Non credo nemmeno che sia possibile. Forse si tratta, piuttosto, di cambiare pelle ancora una volta.

In questi tre anni ho cercato di continuare a prendermi cura di tutte le parti di me: della mia casa, delle mie amicizie, dei miei interessi e del mio lavoro, che è anche la mia più grande passione. Eppure sarebbe poco onesto negare che, per la maggior parte del tempo, io sia stata soprattutto la mamma di Noah. (E sono sicura che molte di voi capiranno cosa intendo.)

Quello di cui ho voglia non è essere meno mamma, ma sentirmi semplicemente più Alice. E quanto mi rende felice sapere che tra pochi giorni potrò iniziare a farlo.

Sono felice anche per Noah. Crescere è un privilegio che, di questi tempi, purtroppo non è concesso a tutti i bambini.

Lui sta diventando più grande, e con lui anche il suo mondo. Lo stesso mondo che, fino a oggi, ha preso forma soprattutto attraverso mio marito e me, le nostre abitudini, il modo in cui abbiamo scelto di accompagnarlo.

Vivrà esperienze delle quali io non farò parte, e che conoscerò solo attraverso i suoi racconti e quelli delle maestre.

Costruirà amicizie e relazioni tutte sue.

Scoprirà nuovi giochi, nuove parole, nuovi modi di fare le cose.

Imparerà ad affrontare i momenti difficili senza la mamma che corre a consolarlo.

Ma se crescere non significa anche questo, allora non so cosa significhi.

Non so in quale fase ti trovi mentre leggi queste parole. Forse anche tuo figlio inizierà il nido o la scuola per la prima volta. Forse passerà alle elementari, o comincerà un nuovo ciclo scolastico. Forse tu stai per tornare al lavoro di sempre e tuo figlio alla scuola di sempre, oppure stai semplicemente cercando di ritrovare la routine dopo l'estate.

Qualunque sia la ripartenza che ti aspetta, voglio farti un grande in bocca al lupo.

E voglio ricordare a te (e anche a me stessa) che settembre non deve per forza trasformarsi in una corsa. Sì, si torna a scuola e al lavoro, si compra l'agenda nuova, si fantastica sui buoni propositi. Ed è facile sentire la pressione di dover tornare subito a essere organizzate, efficienti, produttive, come se dal primo giorno dovesse già funzionare tutto alla perfezione.

Ma ogni cambiamento richiede tempo.

Perciò sii gentile con te stessa e con la tua famiglia. Lasciati il tempo di ritrovare il ritmo, o di trovarne uno nuovo. Accogli la malinconia, se arriverà. E concediti anche di provare sollievo, entusiasmo o felicità, senza sentirti in colpa.

Possiamo amare profondamente i nostri figli e, allo stesso tempo, essere felici dello spazio che torna ad aprirsi per noi. Possiamo sentire la mancanza della fase che si sta chiudendo e desiderare con tutto il cuore quella che sta per cominciare.

Io, almeno, mi sento esattamente così: con il cuore un po' stretto per il tempo che è già passato, e insieme una grande voglia di scoprire chi diventerà Noah.

E chi diventerò io, sentendomi ogni giorno un po' più Alice.

Grazie per aver condiviso con me questa riflessione e per essere arrivata fin qui. Al prossimo articolo.

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Un abbraccio,
Alice, Una Mamma Consapevole