In questo articolo ti racconto come ho introdotto i puzzle nella vita di Noah, dai primi puzzle da pavimento a 18 mesi fino a quelli da 100 pezzi che facciamo insieme oggi, che ha tre anni. Un percorso fatto di tentativi, tanta pazienza e tempo passato uno accanto all’altro.
Nel caso te lo fossi perso, nell’articolo precedente abbiamo parlato dei migliori libri per bambini dai 3 anni.
Prima, però, una confessione: sui puzzle sono decisamente di parte. Li amo da sempre e ancora oggi sono uno dei passatempi preferiti miei e di mio marito. Mi sono sempre piaciuti e credo che continueranno a piacermi per tutta la vita.
Quindi sì, dietro ai primi puzzle di Noah c’era anche il mio desiderio di condividere con lui qualcosa che mi rende felice. E adesso che cresce e i puzzle diventano più difficili, mi piace ancora di più sedermi al suo fianco e farli insieme.
I primi puzzle di Noah
Ho iniziato a proporre i puzzle a Noah quando aveva circa 18 mesi. Siamo partiti da quelli che qui in Inghilterra vengono chiamati floor puzzle: puzzle da fare sul pavimento, con pezzi grandi e immagini che, una volta completate, occupano un bello spazio.
Ci sono anche puzzle da due/quattro/otto pezzi, ma noi non ne abbiamo mai avuti: abbiamo cominciato con quelli da 12 e, con il tempo, siamo passati a 24, 36, 48 e infine 100 pezzi.
Questo è stato il nostro percorso, senza una tabella da seguire o un numero di pezzi da raggiungere entro una certa età. Abbiamo aumentato la difficoltà poco alla volta, man mano che Noah prendeva confidenza e aveva voglia di provare qualcosa di nuovo.
Oggi ci sediamo al tavolo, accendiamo una bella luce e tiriamo fuori quelli da 100 pezzi. Lui fa sempre di più, io gli rimango accanto e lo aiuto quando serve: sono ancora un’attività che facciamo insieme.
Il numero di pezzi non è una gara
Vedere i progressi che ha fatto mi sorprende tantissimo. Ma quando dico che Noah a tre anni fa puzzle da 100 pezzi, ci tengo sempre ad aggiungere che ha iniziato a 18 mesi e che quelli più difficili li affrontiamo insieme.
Se un bambino della sua età non ha mai fatto un puzzle, partire direttamente da 100 pezzi potrebbe essere troppo complicato. Gli serve il tempo di prendere confidenza, esattamente come è successo a Noah.
E poi non è che, una volta arrivati a quelli più grandi, i primi perdano valore. Noi li abbiamo tenuti tutti. Ancora oggi Noah prende quelli da 12, 24 o 48 pezzi e li completa da solo, spesso in pochissimo tempo. Gli piacciono ancora e io non vedo nessun motivo per metterli via solo perché sa farne di più difficili.
Sedersi accanto a loro e avere pazienza
Se dovessi dare un consiglio a chi vuole iniziare, sarebbe questo: scegli un puzzle con pochi pezzi, siediti accanto al tuo bambino e armati di tanta pazienza.
Per noi adulti un puzzle da 12 pezzi sembra semplicissimo. Guardiamo l’immagine e ci pare ovvio dove debba andare ogni cosa. Per un bambino che sta iniziando, però, non lo è affatto: deve ancora scoprire come osservare i pezzi, girarli e capire come si collegano.
La cosa che cerco di fare è lasciargli spazio per provare. Anche quando vedo che sta avvicinando un pezzo al posto sbagliato, provo a non intervenire subito. Gli lascio il tempo di accorgersene, girarlo, tentare di nuovo.
Lo so, a volte viene spontaneo allungare una mano e sistemare tutto. Ma quel tentativo, che ai nostri occhi sembra inutile, per loro fa parte della scoperta.
Se Noah mi chiede aiuto, lo aiuto. Magari osserviamo insieme un colore o un pezzetto dell’illustrazione: «Guarda, qui c’è un altro pezzo dell’animale. Proviamo a vedere se sta vicino?».
Cerco di accompagnarlo senza fare tutto al posto suo, senza fretta e senza commenti come «Ma è facile!» o «Quanto ci metti?». Vorrei che questo restasse un momento piacevole, in cui sentirsi libero anche di sbagliare.
E se quel giorno non ne ha voglia o si stanca, possiamo lasciare il puzzle a metà. Non dobbiamo finirlo per forza.
Perché per me la qualità conta
I puzzle sono una delle cose su cui preferisco scegliere bene. Guardo la stampa, la robustezza dei pezzi e soprattutto il modo in cui si incastrano.
Un pezzo deve inserirsi bene nel suo posto e l’immagine deve essere chiara. Se il cartone si piega facilmente, la stampa si stacca o gli incastri sono imprecisi, anche capire se un tentativo è corretto può diventare più difficile.
Tra i marchi che abbiamo amato ci sono Crocodile Creek, Melissa & Doug e Djeco. Poi c’è Ravensburger, che per me rimane la regina dei puzzle. So che anche Clementoni ne propone, ma vivendo in Inghilterra non abbiamo ancora avuto occasione di provarli.
Questo non significa che compri sempre tutto nuovo, anzi. Come racconto spesso, acquisto anche su Vinted: cerco i marchi che mi piacciono e risparmio prendendoli di seconda mano. Per i puzzle, naturalmente, controllo che ci siano tutti i pezzi e che siano in buone condizioni.
Un passatempo da condividere
Quello che amo di più, alla fine, è il tempo che passiamo insieme. Sedermi vicino a Noah, osservarlo mentre cerca un pezzo e vedere la sua soddisfazione quando trova proprio quello giusto.
Sono partita da una passione mia e mi fa felice vedere che, poco alla volta, sta diventando anche sua. Il consiglio che mi sento di lasciarti è di partire con calma, scegliere puzzle adatti all’esperienza del tuo bambino e dargli il tempo di trovare il suo modo di farli.
Qui sotto ti lascio i link a tre dei nostri puzzle preferiti:
Questi sono solo alcuni di quelli che abbiamo: tutti i nostri puzzle in questa pagina.
Spero che questi spunti ti abbiano fatto venire voglia di giocare insieme. Grazie per avermi letta. Al prossimo articolo.
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Un abbraccio,
Alice, Una Mamma Consapevole
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