10 lezioni che ho imparato da quando sono diventata mamma

|Una Mamma Consapevole
10 lezioni che ho imparato da quando sono diventata mamma

In questo articolo condivido dieci lezioni sulla maternità reale, parlando di identità, stanchezza, legame con il bambino, amicizie, coppia e sensi di colpa attraverso la mia esperienza.

Nel caso te lo fossi perso, nell’articolo precedente abbiamo parlato dei prodotti essenziali per lo spannolinamento.

Oggi, voglio raccontarvi, in questo spazio, di dieci cose che ho imparato da quando sono diventata mamma.

Non sono regole. Non sono verità assolute. Sono solo pensieri che derivano dalla mia personale esperienza.

1. La maternità non cancella chi sei ma ti cambia per sempre

Una delle mie più grandi paure prima di diventare mamma era proprio questa: quella di perdermi e non ritrovarmi mai più.

Devo dire che all’inizio questa paura si è avverata. Nel post parto, che per me è stato molto difficile sia dal punto di vista fisico che mentale, mi sono sentita davvero, davvero persa nelle prime settimane. Nei primissimi mesi da mamma, mi sembrava di essere solamente la mamma di Noah e di non esistere all’infuori di quel ruolo.

Questo perché non avevo praticamente momenti per me e, in quei pochi che mi concedevo, mangiare o fare la doccia, in realtà Noah era comunque attaccato a me. Questa sensazione è stata molto spiacevole ed è durata tutto il primo anno di Noah.

Poi lui ha iniziato l’asilo nido. Io sono tornata al lavoro. E devo dire che tutto ha iniziato a migliorare.

Non è che sono tornata quella che ero prima. Io non so se si può tornare a essere quelle che si era prima, una volta diventate mamme, ma ho ritrovato parti di me che credevo scomparse: la me che ama lavorare, che è molto creativa, molto ambiziosa, ma anche la me che tiene alla casa, ma anche la me moglie, che avevo trascurato davvero tanto durante il primo anno da mamma.

Ho capito che la maternità ti cambia per sempre, ma non ti cancella. Alcune parti di te probabilmente all’inizio spariscono per fare spazio a quelle nuove, ma poi tornano. E l’obiettivo è quello di trovare un equilibrio tra quella che eri e quella che sei adesso, trovare un modo affinché queste due identità siano complementari.

2. Si può essere esauste e felici allo stesso tempo e non c'è nessuna contraddizione in questo

Purtroppo, specialmente sui social, quando una mamma dice di essere stanca, di aver bisogno di una pausa, di volere del tempo per se stessa, si scatena spesso una reazione molto dura e giudicante.

“Ma perché allora hai fatto un figlio?”, “Non lo sapevi?”, “Non te l’aspettavi?”, “Pensa a chi i figli non può averli”, “Dovresti solo stare zitta ed essere grata”.

Questo ragionamento lo trovo molto superficiale. Tutte le mamme amano i loro figli alla follia e moltissime di noi nemmeno riescono a ricordare com’era la nostra vita prima di diventare mamme. Non riusciamo a ricordarla e non vorremmo nemmeno riviverla. Questo a testimonianza di quanto siamo felici e di quanto ci sentiamo appagate da questa nuova realtà.

Dobbiamo normalizzare che si può condividere la stanchezza. Si possono condividere anche i lati più difficili dell’essere mamme senza dover venire giudicate e senza sentirsi in colpa.

Essere autentiche non ci rende meno degne della vita da mamma. Ci rende solamente più vere.

3. Il legame con il proprio bambino non è sempre immediato

Prima di diventare mamma avevo letto che molte madri si innamorano del proprio figlio già alla vista del test positivo, altre durante la gravidanza, altre ancora dopo il parto, ma alcune si innamorano di lui anche più avanti. Ed effettivamente ho imparato che quest’ultimo è stato proprio il mio caso.

L’amore ovviamente c’è sempre stato. È stato nelle attenzioni durante la gravidanza, in tutte le visite, nel momento in cui mi sono presa cura di me per prendermi cura di lui. E poi appare innata la dedizione totale nei suoi confronti: accoglierlo, rispondere ai suoi bisogni, esserci per lui al 100%, il 100% del tempo.

Ma se parliamo proprio di innamoramento, secondo me è avvenuto più avanti nel mio caso. Per la precisione quando Noah ha smesso di essere neonato, che dormiva e mangiava, mangiava e dormiva, e ha iniziato a mostrare di sapere chi io fossi e quanto lui ci tenesse a me.

E lo ripeto, non fraintendetemi, perché io lo amavo anche prima. Il mio amore per lui è incondizionato e non è transazionale. Non è che io lo amo perché lui mi ama: io lo amo a prescindere e sarà sempre così.

Però quando ha iniziato ad abbracciarmi, a correre da me, a farmi sorridere, a cercarmi, lì tutta un’altra storia. È proprio esploso.

E adesso che scrivo questo articolo e mio figlio ha due anni e mezzo e parla, quando mi dice: “Mamma, ti voglio un sacco bene”, farfalle nello stomaco a gogo.

Penso di poter dire che più Noah crescerà, più il mio amore crescerà con lui.

4. C'è una forza nuova dentro di te

Molto prima che rimanessi incinta, io e mio marito abbiamo avuto una conversazione con una coppia di cari amici che aveva già un bambino. E lui, il papà, ci disse una cosa che io non ho mai dimenticato.

“Da quando è nato mio figlio mi sento invincibile, mi sento inarrestabile. Sono più ambizioso e determinato che mai a diventare la migliore possibile versione di me stesso”.

E ci disse anche: “Vedrete, accadrà anche a voi”.

All’epoca l’ho ascoltato con curiosità, ma solo oggi che siamo anche noi genitori posso dire che effettivamente le sue parole erano vere. È difficile da spiegare, ma qualcosa accade davvero, come se dentro di te si attivasse una forza nuova, una spinta che ti fa andare avanti anche quando sei sfinita, che ti fa desiderare in modo profondo e naturale di migliorarti, di essere un esempio.

Non perfetta, non infallibile, ma vera, presente e intenzionale.

E noi ce lo diciamo spesso: non possiamo aspettarci che nostro figlio sia gentile, rispettoso, sensibile, ma anche curioso e intraprendente, se noi per primi non siamo così. Se noi per primi non viviamo quei valori ogni giorno, nelle parole, nei gesti e nelle piccole cose del quotidiano.

E non è un peso, non è una prestazione, ma è qualcosa che viene spontaneo e naturale.

5. Tutto passa

Lo capisci solo vivendolo. Te lo dicono sempre, qualunque fase tu stia affrontando: il post parto, i dentini, le coliche, la privazione di sonno. Tutti dicono: “Vedrai, passerà”. Ma la verità è che ci credi davvero solamente quando le cose, per te, passano.

Nei primi mesi con Noah, quando mi dicevano così, io pensavo: magari per te è passato, magari per te la situazione è migliorata, ma chi mi dice che sarà lo stesso anche per me?

Avevo molta ansia, mi sentivo sopraffatta. Non avevo un minuto per me, non dormivo, non mangiavo e dentro di me mi dicevo: “Questa è la mia vita ora, devo abituarmi”.

Poi, piano piano, tutto è passato davvero. E adesso sono io quella che dice agli altri: “Tutto passa!”.

Non abbiamo dormito per diciotto mesi. Ci dicevano che sarebbe passato. Ci credevamo? Onestamente no. Ma adesso dormiamo e quindi sì, è passato.

È stato così anche per l’allattamento, che all’inizio non riuscivo ad avviare e poi non immaginavo di interrompere. È stato così anche per lo svezzamento, per lo spannolinamento e per tutti i dubbi che hanno portato con sé tutte queste tappe.

Tutte queste fasi che, prima di affrontarle, sembrano enormi, poi le superi e ti rendi conto che sì, alla fine erano solo passeggere.

E oggi questa consapevolezza mi dà tanta tranquillità, anche pensando a futuri figli. So che affronterò le difficoltà con uno spirito diverso, con la forza di chi sa che la leggerezza può tornare e che tornerà anche nei nostri momenti più bui.

E questo, forse, tra tutti, è l’insegnamento più grande che mi ha dato la maternità.

6. Vedi la vita con una lente diversa

Cose che prima mi sembravano problemi enormi, oggi onestamente hanno perso intensità. Non mi toccano più nello stesso modo e non mi agitano più come prima, perché so che la cosa più bella che possa vivere una coppia è quella di accogliere un bambino. E a noi, questa cosa è capitata.

E se in più quel bambino è in salute e felice, tutto il resto conta zero.

E non voglio che questo discorso suoni nel modo sbagliato, perché lo so che siamo molto fortunati e so che, alle orecchie di chi sta vivendo momenti difficili, magari questo discorso può sembrare un po’ superficiale. Parlo di come tanti piccoli nervosismi o tante piccole tristezze che prima occupavano tanto spazio nella mia vita ora sembrano insignificanti.

Non è che la vita sia diventata perfetta, ma il fatto di avere Noah in essa, cosa che abbiamo desiderato per tanti anni, mi fa guardare tutto con occhi diversi.

7. Quando resti incinta e diventi mamma vieni messa sotto esame

Dal momento in cui hai un figlio, tutti si sentono in diritto di dirti cosa fare e come farlo, anche senza che tu abbia chiesto niente.

Ci sono due grandi categorie di persone. Da una parte ci sono le generazioni precedenti alla nostra, i nonni, gli zii, che ti dicono: “Ai miei tempi si faceva così e siamo tutti vivi”. Spesso c’è quello che si chiama bias del sopravvissuto, cioè il fatto che siccome mio figlio è sopravvissuto a certe pratiche allora vanno bene, ma non si considera il fatto che purtroppo non tutti sono sopravvissuti e soprattutto che oggi abbiamo più conoscenze. La scienza, la medicina, la pedagogia hanno fatto passi da gigante.

Oggi, per esempio, sappiamo che non si dà acqua ai bimbi prima dello svezzamento, mentre prima si faceva così. E questo non rende le madri di allora cattive: vuol dire solamente che hanno fatto del loro meglio con le informazioni che avevano a disposizione. Ma io, da mamma del 2025, sì che sarei una cattiva mamma se ignorassi le informazioni di cui sono a conoscenza, e cioè, in questo caso, che non si dà l’acqua ai bimbi prima dello svezzamento. E di esempi, se ne potrebbero fare a centinaia.

La seconda categoria di persone riguarda tutti coloro che, a prescindere dall’età, si sentono in diritto di correggerti: “Stai sbagliando, devi fare come me, con mio figlio è funzionato questo e quindi funzionerà sicuramente anche per tuo figlio”.

Ricordiamo: ogni bambino è diverso, ogni mamma è diversa, ogni papà è diverso, ogni famiglia è diversa. E quello che ha funzionato per tuo figlio magari non funziona per mio figlio, o ancora magari quello che tu fai con tuo figlio non è quello che io voglio fare con mio figlio.

Il confronto, quando fatto con rispetto, è bellissimo. Un’amica che ti racconta qualcosa che ha fatto lei, un consiglio dato con gentilezza e vero affetto, che ben venga. Ma deve esserci sempre un minimo di rispetto, alla base perché una delle condizioni che la maternità porta con sé è la vulnerabilità. Vogliamo tutte fare del nostro meglio per nostro figlio. E molte cose si imparano sul campo, anche tramite l’errore. Per cui: meno giudizio e più supporto.

Non serve che andiamo tutte d’accordo, basta che ci rispettiamo e ci trattiamo con gentilezza.

8. La maternità cambia le amicizie

È una cosa di cui, secondo me, non si parla abbastanza e può voler dire di tutto: perdere alcune amicizie, ritrovarne delle altre, vederne crescere di nuove o vedere quelle vecchie trasformarsi.

Tante di voi sui social mi hanno raccontato di aver perso delle amiche storiche con la maternità ed è successo anche a me. Non so onestamente il perché. A volte penso che c’entri una competizione sotterranea, anche inconscia. Diventare mamme in modo diverso, fare scelte differenti, può far sentire alcune persone giudicate anche se, di fatto, non c’è nessun giudizio dietro. Come se il fatto che io scelga un approccio diverso dal tuo metta in discussione il tuo modo di essere mamma, e da lì può nascere una distanza.

Secondo me, altre volte è la mancanza di supporto. Frasi del tipo: “E io che dovrei dire che ho tre figli?”, “Tuo marito ti aiuta? Il mio no, quindi non lamentarti”, oppure ancora: “Tuo figlio è neonato, vedi che adesso è facile, pensa a me che ne ho due che corrono”. Sono tutte frasi che sembrano piccole, ma che fanno sentire tanto sole, non ascoltate e persino sbagliate.

E poi ci sono le amicizie che invece crescono con te, quelle che capiscono, che si adattano, che ti stanno vicino, a volte anche se non hanno vissuto quello che vivi tu, quindi donne che non sono mamme. Io l’ho sperimentato con la mia più cara amica che, ad oggi, non è mamma. È riuscita a starmi accanto nel post-parto, in tutte le tappe più delicate della crescita. Mi ha supportata, non mi ha giudicata ed è stata presente non solo per il piccolo, ma anche e soprattutto per me.

E infine, un bene preziosissimo sono le amiche mamme più simili a noi, quelle che condividono i nostri stessi valori, che ci capiscono nelle nostre difficoltà anche quando non le raccontiamo, perché le stanno vivendo anche loro o perché le hanno vissute anche loro.

9. Il rapporto di coppia cambia, ma non per forza in peggio

Una delle cose che mi ha spaventata di più prima che diventassi mamma è stata una frase detta da una mia amica: “Vedrai che tuo marito si allontanerà tantissimo quando avrete un figlio”. Una frase che sinceramente non ti auguri di sentire. Anche se non volevo crederle del tutto, dentro di me avevo una vocina che diceva: “Se lo dice lei, magari un fondo di verità c’è”.

E oggi che mamma lo sono diventata anch’io, vi dico: sì, il rapporto con tuo marito cambia, ma assolutamente non in peggio. È normale che cambi, la vostra vita cambia, ma non deve esserci un allontanamento. Almeno nel mio caso non c’è stato.

Così come ho dovuto fare io un salto da donna a mamma, l’ha dovuto fare anche mio marito da uomo a papà, e insieme abbiamo imparato di nuovo a essere marito e moglie. Nei primissimi mesi è innegabile che il tempo per la coppia scarseggi, ma non ha mai significato smettere di parlarci, di ascoltarci, di sostenerci, di esserci l’uno per l’altra, nel modo in cui riuscivamo.

Sì, alcune dimensioni del rapporto possono mancare all’inizio, ma se c’è una base solida poi tornano. Nel nostro caso siamo sempre stati molto complementari: dove non arrivo io, arrivi lui, e viceversa.

Quindi, se anche a voi qualcuna ha detto che il vostro compagno si allontanerà, io voglio dirvi che non è una verità assoluta. Può succedere, certo, ma se succede forse è sinonimo di qualcos’altro. Non è, secondo me, l’evoluzione naturale e inevitabile di tutte le coppie che accolgono un bambino.

10. La tua vita ruota intorno a tuo figlio ma non non è un sacrificio

È vero, l’ho detto mille volte in video: quando diventi genitore la tua vita cambia e, in un certo senso sì, ruota intorno a tuo figlio. Ma io ho capito una cosa: non è un sacrificio, per niente (come io pensavo).

Noah ha due anni e mezzo e ormai abbiamo delle routine abbastanza consolidate. Gli orari dei pasti, della messa a letto, le giornate sono strutturate sempre allo stesso modo. Le attività al loro interno possono cambiare, però bene o male sono molto simili tra di loro.

E quello che voglio dire è questo: prima di diventare mamma, pensavo che sarebbe stato un sacrificio vivere così, adattare i miei ritmi a quelli di mio figlio, rinunciare a essere libera e spontanea. E invece no. Per me è la cosa più naturale del mondo.

Da genitori vuoi solo fare tutto ciò in tuo potere per far star bene tuo figlio. E se per mio figlio seguire una routine funziona, io faccio di tutto per rispettarla.

Ti faccio un altro esempio: prima di diventare mamma temevo molto la sveglia presto. E anche adesso mi piacerebbe almeno, almeno per una volta dormire fino alle dieci. Ma quando mio figlio viene nel lettone alle sei, alle sei e mezza, alle sette, mi sveglia con un bacio dicendomi: “Buongiorno mamma”... bhè, non vorrei mai al mondo tornare a una vita senza Noah.

Quelli che prima di diventare mamma vedevo come limiti, per me non sono sacrifici. Semplicemente abbiamo trovato un nuovo equilibrio che fa stare bene Noah e, di riflesso, fa stare bene anche noi.

Queste sono le dieci cose che ho imparato da quando sono diventata mamma ad adesso. So che questo viaggio è diverso per ognuna di noi. Ed è proprio questo il bello, no? 

Grazie di cuore per essere qui e per aver condiviso con me questo momento. Al prossimo articolo.

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Un abbraccio,
Alice, Una Mamma Consapevole