Quando la gravidanza non arriva

Quando la gravidanza non arriva

Ciao, Mamma Consapevole! In questo articolo, ti racconto di come ho vissuto la ricerca della gravidanza, condivido con te alcune riflessioni e ti porgo, in punta di piedi, i miei consigli e suggerimenti per vivere al meglio questa fase della tua vita.

Nel caso in cui te lo fossi persa, ti ricordo che nello scorso articolo, ti ho raccontato di come io abbia capito di essere pronta per un figlio.


“Non riesco a rimanere incinta!”

Quante volte mi sono trovata a pronunciare questa frase, spesso con una voce spezzata e un cuore pieno di dubbi. È un percorso che non avrei mai immaginato di affrontare, ma eccomi qui a condividerlo con te, nella speranza che le mie parole possano offrirti un po’ di conforto e supporto.


Disclaimer

Aggiungo subito un piccolo disclaimer: questa è la mia personalissima esperienza di ricerca della gravidanza, e so bene che ci sono coppie che, purtroppo, hanno problemi di salute importanti che influiscono sulla fertilità. In questi casi, l’unica parola da ascoltare è quella del medico di fiducia. Io racconto solo la mia esperienza, basata sulla mia specifica situazione, e spero sinceramente di non infastidire nessuno condividendo questo percorso.


La scoperta della mia endometriosi

E voglio aggiungere anche una premessa: ho scoperto di avere l’endometriosi, per caso, prima ancora di iniziare il percorso verso la maternità. Non è mai stata una forma particolarmente grave, ma credo sia importante menzionarlo. Non posso sapere se senza l’endometriosi la mia ricerca della gravidanza sarebbe stata più breve o meno complessa, ma mi sembrava giusto specificarlo.


Il nostro percorso di ricerca della gravidanza

Quando io e Daniele abbiamo deciso di allargare la nostra famiglia, pensavo che sarebbe successo rapidamente. Dopo tutto, conoscevo tante donne che sembravano rimanere incinte al primo tentativo, come se fosse la cosa più naturale del mondo. E così, con entusiasmo, ho iniziato a sognare il giorno in cui avrei visto quel test positivo.

Io e mio marito stiamo insieme da 16 anni, e per tanto tempo l’obiettivo era proprio quello di non cercare una gravidanza. Poi, quando finalmente abbiamo deciso di provarci, ingenuamente pensavo: “Ok, dopo tutto questo tempo a cercare di non rimanere incinta, sono sicura che appena ci proveremo, al primo mese, se non al secondo, avremo un test positivo”. So che questo ragionamento non ha nessuna base reale, ma era la mia percezione.

Per concepire Noah, in realtà, ci sono voluti circa tre anni, un percorso fatto di alti e bassi.

Tre anni di tentativi, di ritardi e di test negativi. Voglio raccontarti bene come mi sono sentita durante la ricerca della gravidanza ma prima desidero spendere qualche parola in più sui ritardi del ciclo che ho appena menzionato. Tutt’ora io non me li spiego. Ho sempre avuto un ciclo estremamente regolare, fin dal primo a 14 anni: ogni 28 giorni, puntuale come un orologio. Doloroso, sì, ma mai particolarmente lungo e sempre preciso.

Ti giuro, non so se sia stata la testa, o il fatto che ci credessi così tanto, ma dal primissimo mese in cui abbiamo iniziato ad avere rapporti non protetti, ho iniziato ad avere ritardi. Ogni singolo mese in cui cercavo di concepire, puntualmente, avevo un ritardo. Per me, ogni volta, era come un colpo al cuore. Ricordo in particolare la prima volta: non avendo mai avuto ritardi in vita mia, ero sicura di essere rimasta incinta. E ovviamente così non è stato. Ogni ritardo era un’aspettativa infranta. Ogni piccolo sintomo diventava un segnale di speranza, seguito da una delusione profonda.

E per questo, devo essere sincera, non sono stati tre anni di ricerca continuativa. Perché? Perché ogni volta che alla fine arrivava il ciclo o vedevo un test di gravidanza negativo, mi scoraggiavo tantissimo. E così mi dicevo: basta, non ci voglio più provare, non è il momento giusto. Trovavo scuse, soprattutto verso me stessa, per evitare di ritentare il mese successivo e, di conseguenza, di riprovare la delusione di non essere rimasta incinta. Quindi, sì, sono stati tre anni, ma non tre anni in cui ogni mese cercavamo di concepire. È stato un percorso molto altalenante. Un percorso in cui ho scoperto quanto potesse essere doloroso vivere con la pressione di un sogno che sembrava allontanarsi sempre di più. Un percorso in cui, convinta che forse non sarei mai diventata mamma, mi sono sentita sbagliata, sconfortata, delusa e inadeguata.

Non sapete quante volte, in quei tre anni di ricerca della gravidanza, sentivo dentro di me di essere incinta e poi incinta non ero. Quante volte ho visualizzato, con una nitidezza quasi dolorosa, quella scena in cui mio marito Daniele tornava dal lavoro e io lo accoglievo con un test positivo, con il cuore colmo di gioia. Il venerdì sera compravo il test, e il sabato mattina lo facevo. Mi svegliavo credendo fermamente che quel giorno, al rientro da lavoro, avrei potuto dare a mio marito Daniele (che a quei tempi lavorava nel weekend) la bella notizia, ma invece, con il cuore in mano, scoprivo che il test era negativo.

E così passavo il sabato, da sola, piangendo sul divano, in attesa che lui tornasse per abbracciarmi e darmi conforto. Alcune volte gli dicevo per messaggio che avevo fatto un test con risultato negativo, altre glielo raccontavo a voce la sera. E in certe occasioni, per paura di appesantirlo, decidevo di non dirgli nulla, convinta che nascondere il dolore fosse la soluzione migliore. Non dimenticherò mai quei sabati trascorsi in questo modo, mentre cercavo di mantenere un sorriso sul volto, proteggendo le persone intorno a me dalle mie lacrime e dalla mia delusione.

La sensazione di sentirmi sbagliata durante la ricerca della gravidanza

Ciò che ricordo molto bene del mio percorso verso la gravidanza è come, anche durante la ricerca della gravidanza oltre che durante il primo anno di maternità, mi sia sentita “sbagliata”. Nonostante l’endometriosi, non avevo reali motivi per pensare che non sarei riuscita a rimanere incinta. E la stessa cosa valeva per mio marito: nessun problema di salute che potesse farci pensare a ostacoli insormontabili. Sulla carta, avrei dovuto essere serena, anche perché i medici mi avevano assicurato che la mia endometriosi non era particolarmente grave e che avremmo solo dovuto provarci un po’ più a lungo rispetto ad altri.

Qui a Londra, dove vivo, il protocollo medico è chiaro: prima di cercare aiuto bisogna provare a concepire per un anno senza successo. Nel mio caso, con l’endometriosi, gli anni diventavano due. Fino a quel punto, non avrei potuto rivolgermi a un medico, a meno che non avessi deciso di farlo privatamente. Due anni mi sembravano un’eternità, ma allo stesso tempo cercavo di restare tranquilla, dicendomi che, se i medici mi avevano detto così, era normale. Dovevo avere fiducia e non fasciarmi la testa prima del tempo.

Razionalmente lo capivo, ma nel profondo mi sentivo comunque sbagliata. Sin dal primo ciclo in cui non sono rimasta incinta, sin dal primo test negativo, ho subito pensato che fosse colpa mia, che qualcosa in me non funzionasse come doveva. E lo trovo sorprendente, perché quando sentivo storie simili da parte di altre donne, o di amiche che non riuscivano a concepire subito, ero la prima a dire: “Ma dai, hai appena iniziato, non vuol dire nulla, non c’è niente di strano, ci vuole tempo!” Dicevo che qualche mese non era nulla nel grande schema delle cose.

Eppure, quando la ricerca della gravidanza è toccata a me, non riuscivo a vivere quelle parole che avevo sempre ripetuto agli altri. Mi sentivo sbagliata, pessimista, e quasi convinta che non sarei mai riuscita a rimanere incinta.

Lo sconforto e la delusione durante ricerca della gravidanza

Altre due cose che mi hanno davvero segnato, e non lo nascondo, sono stato lo sconforto e la delusione quando ho visto che il primo mese non ero incinta, e neanche il secondo o il terzo. Non era un malessere leggero, passeggero; erano lacrime, e lacrime, e ancora lacrime a ogni test negativo. E ancora una volta, se avessi visto una mia amica piangere davanti a un test di gravidanza negativo dopo solo uno, due, o tre mesi di tentativi, avrei sicuramente cercato di minimizzare la cosa, come ho detto prima. Ma quando è toccato a me vedere quel test, ogni singola volta, mi si spezzava il cuore.

Anche ora, ripensandoci, sento quel nodo allo stomaco. Quel senso di vuoto, di smarrimento, di incertezza. Quel bimbo che non voleva arrivare, che io cercavo, chiamavo, desideravo con tutta me stessa, con un’intensità che non riesco nemmeno a descrivere.

Il senso di inadeguatezza durante ricerca della gravidanza

Un’altra sensazione che provavo, e che ci tengo a condividere, era un profondo senso di inadeguatezza, di fallimento. Mi sentivo come se stessi deludendo mio marito. Non perché lui mi avesse mai fatto sentire così, anzi, non finirò mai di ripetere quanto sia stato un grande supporto per me in quei momenti. Ma dentro di me, mi sentivo come una delusione, come se stessi fallendo nel donarci quella felicità che desideravamo così tanto.

Le domande degli altri durante ricerca della gravidanza

Un altro aspetto davvero difficile da gestire durante la nostra ricerca di una gravidanza è stato quello delle domande e della curiosità delle persone attorno a noi. Essendo insieme da tanto tempo e sposati da diversi anni, ci capitava spesso che familiari, amici, conoscenti, e perfino estranei ci chiedessero: “Ma quando farete un figlio?”. Ogni volta, per noi che ci stavamo già provando da mesi, e poi da anni, ricevere quella domanda era come un colpo al cuore.

Per questo ci tengo a ricordare a chi mi ascolta che, nel 99,9% dei casi, porre questa domanda a una coppia è indelicato e doloroso. Non possiamo mai sapere cosa stia passando una persona, quindi è sempre meglio evitare. Nel nostro caso rispondevamo spesso con un sorriso, una risata forzata, dicendo qualcosa di vago come “Arriverà il momento giusto”, cercando di non far trapelare il dolore che provavamo dentro.

Le lezioni che ho imparato nel percorso di ricerca della gravidanza

Sono sincera: quando cercavo di rimanere incinta e la gravidanza non arrivava, i consigli che ricevevo mi facevano innervosire moltissimo. Ogni suggerimento contribuiva ad alimentare quel senso di inadeguatezza che già provavo. Perché? Perché ricevere un consiglio, per me, significava che stavo sbagliando qualcosa, che effettivamente stavo facendo qualcosa di male e che avevo bisogno di una soluzione esterna.

Fatta questa premessa, vi dico che, in realtà, con il senno di poi, dei consigli ce li ho anche io per te che stai cercando una gravidanza.

Sei liberissima di fermarti qui, chiudere tutto e passare oltre. Ma se hai voglia di ascoltarli, rimani. Sappi che te li do con le migliori intenzioni: perciò prendi ciò che ti fa stare bene, e lascia andare tutto il resto.

Essere paziente

Se c’è una cosa che ho imparato in questo percorso, è che la pazienza e la gentilezza verso se stesse sono fondamentali. Ho capito che il corpo ha i suoi tempi, che non sempre coincidono con quelli che ci imponiamo. Nonostante le difficoltà, non dobbiamo lasciare che il desiderio di maternità diventi un’ossessione che ci consuma. Ciò che ho cercato di fare, e che consiglio anche a te, è trovare equilibrio e serenità, anche in mezzo alla tempesta dell’incertezza.

Non farsi definire dalle statistiche

Il concepimento può richiedere tempo, è un dato di fatto. Anche le coppie completamente sane possono impiegare mesi prima che succeda. Questo non significa che ci sia qualcosa di sbagliato in te. Cerca di non focalizzarti solo sulle tempistiche, ma piuttosto sul vivere il momento presente. Non sei sola in questo percorso.

Comunicare con il partner

Non chiuderti in te stessa. Daniele è stato il mio punto fermo durante tutto questo periodo. Parlare apertamente delle nostre paure e dei nostri desideri ci ha permesso di affrontare insieme la situazione, senza colpevolizzarci o sentirci isolati. Il sostegno reciproco è essenziale.

Prendersi cura di se stessa

Invece di concentrarti esclusivamente sul concepimento, prova a riportare l’attenzione su di te. Dedica del tempo alle cose che ti piacciono: un hobby, una passeggiata all’aperto, un momento di relax. Ho trovato che praticare la mindfulness, la consapevolezza, l’essere presente mi ha aiutata a rilassarmi e a ridurre l’ansia. Il tuo corpo risponde meglio quando è in uno stato di tranquillità.

Considerare un consulto medico, ma non precipitarsi

Se, dopo un periodo di tempo, senti che è necessario, non esitare a consultare un professionista. Non c’è nulla di male a chiedere aiuto, ma non lasciarti travolgere dai protocolli medici o dagli esami se non te la senti. Ogni coppia è diversa, e va bene prendersi il proprio tempo.

Circondarsi di energie positive

Durante il percorso di ricerca della gravidanza, ho trovato conforto nel parlare con altre donne che avevano attraversato situazioni simili. Ascoltare le loro storie mi ha aiutata a sentirmi meno sola e mi ha dato una prospettiva più ampia. A volte, il semplice fatto di sapere che ci sono altre persone che comprendono ciò che stai passando può fare una grande differenza.

Accettare che non tutto è sotto il proprio controllo

Questa è stata forse la lezione più difficile per me, ma anche la più importante. Non possiamo sempre pianificare ogni dettaglio della nostra vita, specialmente quando si tratta di un viaggio così delicato e personale come la maternità. Abbraccia questa fase della tua vita per quello che è, con i suoi alti e bassi, e ricorda che il tuo valore non è definito dalla tua capacità di diventare madre nel momento esatto in cui lo desideri.


Conclusione

Mamma Consapevole, se stai leggendo questo articolo e ti trovi in una fase simile alla mia, sappi che ti sono vicina. Non arrenderti, ma soprattutto, non dimenticare di amarti. Non permettere che il desiderio di maternità e la ricerca della gravidanza diventino una fonte di sofferenza quotidiana. Goditi i piccoli momenti, celebra i progressi, e fidati del fatto che le cose accadranno quando sarà il momento giusto. E quando quel momento arriverà, sarai più forte e più preparata di quanto tu possa immaginare.

Grazie per essere qui, per aver letto il mio post e per aver intrapreso questo viaggio con me. La maternità è un cammino ricco di sfide, ma anche di infinite gioie. Una Mamma Consapevole nasce per offrire uno spazio di condivisione, sostegno e riflessione lungo questo percorso. Non vedo l’ora di continuare a raccontarti la mia esperienza e di conoscere anche la tua.

Ricorda — non sei sola in questo viaggio. Connetti con me attraverso il blog e i social media, e costruiamo insieme una comunità di mamme consapevoli e forti. A presto, Mamma Consapevole!

Se questo articolo ti è piaciuto e ti ha fatto riflettere, mi farebbe piacere sapere la tua opinione! Puoi seguirmi su Instagram e condividere la tua riflessione con un commento o un messaggio privato. Il confronto tra mamme è sempre prezioso, non vedo l’ora di leggere cosa ne pensi!

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