Ciao, Mamma Consapevole! In questo articolo, ti racconto del nostro rientro a casa dopo il parto, condivido con te alcune riflessioni e ti porgo, in punta di piedi, i miei consigli e suggerimenti per vivere al meglio questa fase della tua vita.
Nel caso in cui te lo fossi perso, ti ricordo che nello scorso articolo, ti ho raccontato dei miei essenziali per il parto.
I primi giorni in ospedale
Noah è nato il 9 agosto, intorno all’una del pomeriggio. Da quello che ci avevano detto, e anche in base alle esperienze di altre mamme, ci aspettavamo di rimanere in ospedale una notte, massimo due. Alla fine, invece, siamo rimasti tre notti, perché Noah aveva bisogno di qualche piccolo monitoraggio. Nulla di preoccupante, ma abbastanza da farci restare un giorno in più.
Posso dire con sincerità che, a livello fisico, in quei primi giorni stavo molto meglio di quanto mi fossi immaginata. Certo, ero stanca e non avevo praticamente mai sonno, ma non avevo dolori forti, né fastidi particolari.
A livello emotivo, invece… non lo so. Non sapevo nemmeno io come mi sentivo. Era tutto così strano. Mi sembrava di stare vivendo un sogno, come se stessi guardando la mia vita da fuori, da un angolino, senza riuscire ancora a realizzare davvero.
E così quelle tre notti in ospedale sono volate.
Mi avevano raccontato che nei primissimi giorni anche il neonato è stanchissimo, ed è stato proprio così. Noah ha praticamente solo dormito, svegliandosi per mangiare un pochino (prendendo a volte il mio latte, a volte quello artificiale — ma dell’allattamento ti parlerò meglio in un altro articolo) e per farsi cambiare il pannolino, per poi tornare subito a dormire.
Un'altra cosa che ricordo benissimo è la fame. Avevo sempre fame! E fortunatamente mio marito non mi ha mai lasciata sola— qui in Inghilterra i papà possono restare 24 ore su 24 in stanza — quindi faceva avanti e indietro tra la nostra camera e il ristorante dell’ospedale per portarmi da mangiare. Solo una volta è tornato a casa, giusto per recuperare dei vestiti puliti e lasciare i panni sporchi. Ma sarà mancato al massimo mezz’ora. Mi ha aiutata anche a fare la doccia, lavare i capelli, a sistemarmi. Quei momenti piccoli sono stati fondamentali. Mi sentivo ancora molto fragile e non so come avrei fatto senza di lui.
Ciò che mi ha colpita, e che non mi aspettavo, è stata la quasi totale assenza di supporto da parte delle infermiere e delle ostetriche. Non fraintendermi: non mi aspettavo di essere accudita, ma pensavo che ci sarebbe stata una fase di transizione, qualche guida, magari un po’ più di presenza. E invece la sensazione era proprio quella di essere già mamma al 100%, come se mi stessero dicendo: «L’hai messo al mondo? Bene, adesso è tutto nelle tue mani.»
Le ostetriche passavano solo per i controlli di routine (che qui vengono fatti in stanza, davanti alla mamma e al papà — quindi Noah non è mai stato portato lontano da noi, nemmeno per un secondo, cosa che in realtà temevo molto!), e poi basta. Ricordo distintamente quella sensazione di spaesamento e di responsabilità enorme che mi è piombata addosso tutta insieme: “Ok, adesso è mio. È nelle mie mani. Tocca a me.”
Il rientro a casa
Quella sensazione di essere improvvisamente “mamma al 100%”, che avevo iniziato a provare in ospedale, si è concretizzata con ancora più forza il giorno in cui siamo tornati a casa, al quarto giorno dopo il parto.
Sicuramente non vedevamo l’ora di rientrare: dopo giorni in una stanza d’ospedale, inizi a desiderare i tuoi spazi, le tue cose, il tuo letto. E poi, in fondo, sentivamo che quella era ancora una fase di transizione e avevamo voglia di iniziare davvero la nostra nuova vita in tre, nella nostra casa, nei nostri ritmi. Ma quando abbiamo varcato la porta di casa, è stato un po’ come ricevere uno schiaffo dalla realtà. Eravamo davvero solo noi tre. E se da un lato questo era emozionante, dall’altro… era anche spiazzante.
Rientrare a casa è stato intenso. Ho pianto. C’è stato anche un momento bellissimo: riprendere il nostro cane Theo dalla vicina, che ce l’aveva tenuto per quei giorni, e fargli incontrare Noah. È stato toccante, tenero, un piccolo momento di pura felicità. Ma subito dopo… è iniziata la vita vera. E Noah, già nei primissimi giorni, ha iniziato a cambiare.
Era sempre più sveglio, più presente, e con lui è iniziata quella che definirei (con ironia, ma non troppa) l’inizio del nostro piccolo incubo: non voleva più dormire in culla, ma solo in braccio. Una situazione da cui siamo usciti solo intorno ai 18 mesi. Nel frattempo, allattava tantissimo, e quando non lo faceva, voleva essere tenuto in braccio. Ci alternavamo tra poppate, cambi (che nei primi mesi sono davvero infiniti), e lunghe ore con lui addosso.
Mio marito ha avuto tre settimane di paternità, dopodiché è tornato al lavoro. Per lui lavorare significa essere fuori casa 12 ore al giorno: uscire alle 7:30 del mattino e rientrare alle 19:30. Fortunatamente, mia mamma è venuta a stare con noi quando Noah aveva una settimana, ed è rimasta per circa un mese. Un aiuto preziosissimo. Ma quando anche lei è ripartita, io mi sono ritrovata sola. Completamente.
E sì, lo sapevo. Lo avevo messo in conto. Ma la verità è che puoi sapere una cosa, puoi immaginarla, eppure viverla è tutta un’altra storia.
Conclusione
Il rientro a casa, dopo il parto, è un momento dolcissimo e amarissimo allo stesso tempo. Da una parte non si vede l’ora di rientrare, di aprire la porta di casa e iniziare finalmente quella vita nuova a tre che avevamo sognato per mesi. Dall’altra, c’è un senso quasi surreale di incredulità.
“Davvero ci lasciano andare a casa? Così? Con un neonato?”
E sì, da quel momento in poi è così: un piccolo essere umano appena venuto al mondo e i suoi neogenitori, catapultati in una realtà tutta da scoprire.
Un mix di emozione, paura, dubbi, insicurezze. Non ti senti pronta, ma non puoi fare altro che buttarti. Ed è proprio lì che inizia davvero tutto.
Grazie per essere qui, per aver letto il mio post e per aver intrapreso questo viaggio con me. La maternità è un cammino ricco di sfide, ma anche di infinite gioie. Una Mamma Consapevole nasce per offrire uno spazio di condivisione, sostegno e riflessione lungo questo percorso. Non vedo l’ora di continuare a raccontarti la mia esperienza e di conoscere anche la tua.
Ricorda — non sei sola in questo viaggio. Connetti con me attraverso il blog e i social media, e costruiamo insieme una comunità di mamme consapevoli e forti. A presto, Mamma Consapevole!
Se questo articolo ti è piaciuto e ti ha fatto riflettere, mi farebbe piacere sapere la tua opinione! Puoi seguirmi su Instagram e condividere la tua riflessione con un commento o un messaggio privato. Il confronto tra mamme è sempre prezioso, non vedo l’ora di leggere cosa ne pensi!