Ciao, Mamma Consapevole! In questo articolo, ti racconto del mio percorso con l'allattamento, condivido con te alcune riflessioni e ti porgo, in punta di piedi, i miei consigli e suggerimenti per vivere al meglio questa fase della tua vita.
Nel caso in cui te lo fossi perso, ti ricordo che nello scorso articolo, ti ho raccontato dei miei essenziali per il postparto.
Le mie aspettative sull'allattamento
Ho sempre, sempre, sempre desiderato allattare mio figlio in modo esclusivo. L’allattamento era uno di quegli aspetti della maternità che sognavo da sempre.
Ci tengo a dire chiaramente che non ho nulla contro chi fa scelte diverse dalla mia. Credo profondamente che ogni donna abbia il diritto di scegliere cosa è meglio per sé, per il proprio corpo, per il proprio bambino e per la propria famiglia.
Quello che però desideravo io era proprio questo: allattare Noah in modo esclusivo e prolungato, ben oltre lo svezzamento e il compimento dell’anno.
Quando ero incinta — e persino prima — mi era capitato spesso di sognare di allattare. Sogni nitidi, emozionanti. Mi vedevo con un bambino o una bambina tra le braccia, e provavo una sensazione di pace, di connessione profonda. Lo desideravo davvero tanto.
Durante la gravidanza, questo desiderio si è rafforzato ancora di più. Leggendo, informandomi, confrontandomi, ho scoperto quanto l’allattamento possa essere benefico non solo a livello fisico per il bambino, ma anche emotivo. E non solo per lui… anche per me.
Sapevo che quella, per la nostra famiglia, fosse la scelta giusta.
Colostro e latte artificiale
Ti avevo già raccontato, nell’articolo dedicato al terzo trimestre, di come — su suggerimento della mia ostetrica — avevo iniziato a raccogliere il colostro verso la fine della gravidanza. Un piccolo gesto che si è rivelato utilissimo: quel colostro, conservato nelle siringhette, lo abbiamo effettivamente utilizzato. Lo abbiamo dato a Noah sia durante i giorni in ospedale, sia una volta tornati a casa. E sono felice di averlo fatto, perché in quel momento è stato un vero supporto.
Per quanto riguarda l’allattamento al seno, appena Noah è nato, l’ho attaccato subito. Ma, nonostante questo, le cose non sono andate come speravo.
Noah faceva fatica ad attaccarsi in modo corretto: probabilmente anche a causa di un leggero ittero, era molto sonnolento, e sembrava non avere le forze necessarie per succhiare bene. Io lo attaccavo ogni volta che si svegliava, ogni volta che mostrava anche solo un minimo segnale… ma spesso si stancava subito, si arrendeva e piangeva disperato.
E così, già dalla prima notte in ospedale, mi sono trovata costretta a chiamare l’infermiera e farmi portare del latte artificiale da dargli con il biberon. È stata una decisione che ho preso a malincuore, ma anche con lucidità: il mio desiderio era quello di allattare, certo, ma la priorità era che Noah si nutrisse, che stesse bene.
Questa dinamica si è ripetuta ogni giorno in ospedale: lo attaccavo al seno, lui ci provava per un po’, poi si addormentava o piangeva, e allora chiedevo l’aggiunta. Così, per i primi giorni, abbiamo alternato seno, colostro e latte artificiale.
Non era come me l’ero immaginata, ma era il meglio che potevamo fare in quel momento. E l’ho fatto con tutto l’amore possibile.
Poppate e aggiunte
Quando siamo tornati a casa, speravo che le cose migliorassero.
E invece no, la situazione non cambiava: Noah continuava a fare fatica ad attaccarsi e io, ogni giorno di più, sentivo il desiderio profondo di eliminare l’aggiunta di latte artificiale per passare all’allattamento esclusivo.
Così, provavo e riprovavo. Lo attaccavo con più insistenza, in tante posizioni diverse.
In ospedale avevo chiesto aiuto, e un’ostetrica mi aveva spiegato bene come fare, indicandomi alcune posizioni da provare. A casa, cercavo di mettere in pratica ogni consiglio ricevuto, con pazienza, con impegno.
Ma nonostante tutto, alla fine, davanti a un bambino affamato, lasciavo andare le mie aspettative e davo la priorità assoluta a nutrirlo.
Devo dire, però, che con il passare delle settimane non sostituivamo più l’intera poppata con l’artificiale. Iniziavo sempre dal seno e poi — solo se serviva — davo quella che si chiama aggiunta: un po’ di latte artificiale dopo l’allattamento.
A quel punto, Noah si attaccava bene. Ma io avevo la sensazione che il mio latte non fosse sufficiente.
E così ho iniziato a informarmi, a leggere, a cercare soluzioni. Mi chiedevo se ci fosse qualcosa che potessi fare, o assumere, per aumentare la produzione di latte.
Ovviamente parlo solo per la mia esperienza personale — prendi tutto questo con le pinze — ma, su consiglio di un’amica, ho scoperto gli integratori per il latte materno… e ho deciso di provarli.
E ragazze, quella è stata la svolta.
Gli integratori
Non appena ho ordinato gli integratori, me li sono fatta arrivare a casa al volo. E ragazze, credetemi: dal primo giorno, dalla prima dose che ho preso, ho sentito dentro di me che le cose stavano per cambiare. Ho detto ad alta voce, con tutta la convinzione che avevo in corpo: “Adesso basta. Da oggi si allatta esclusivamente al seno.” L’ho detto a mio marito, l’ho detto a me stessa, l’ho ripetuto più volte. E dovete sapere che io credo molto nel potere della mente sul corpo. E così è stato. Ho proprio sentito il mio latte aumentare. Lo sentivo dentro di me, lo percepivo mentre allattavo Noah.
E nonostante continuassi a preparare l’aggiunta “per sicurezza”, lui la rifiutava. Giorno 1. Giorno 2. Giorno 3. Al giorno 4 ho smesso di prepararla. Perché era chiaro: Noah era felice, sazio, sereno con il mio latte. E questo… rendeva me ancora più felice. Credo possiate solo immaginare cosa ho provato.
Questo cambiamento è avvenuto più o meno intorno alla sua sesta settimana di vita. Quindi posso dire che abbiamo fatto circa tre settimane di allattamento misto — seno + aggiunta — e poi da lì in poi… allattamento esclusivo.
L’allattamento, da quel momento, è stato per me una fonte enorme di gioia. Anche se — non lo nego — è anche una gran fatica. Ma avendo sperimentato entrambi i mondi, posso dire con certezza che per me l’allattamento al seno è stato un sollievo. Trovavo molto più impegnativo tutto quello che riguarda il latte artificiale: lavare e sterilizzare i biberon, preparare le dosi, rispettare tutte le linee guida di conservazione dentro e fuori dal frigo… Tutto molto stressante. Uno stress in più in settimane che erano già emotivamente e fisicamente intensissime.
Con il latte materno, invece, tutto diventava più semplice, più diretto, più naturale. E io potevo finalmente godermi quel momento tanto desiderato.
18 mesi di allattamento esclusivo
Ho allattato Noah fino al compimento del suo diciottesimo mese. Ovviamente, ti racconterò presto anche come ho fatto a smettere e perché, ma intanto posso dirti che, tutto sommato, il nostro percorso è stato molto sereno.
L’allattamento ha tanti pro. Oltre ai ben noti benefici fisici ed emotivi sia per il bambino che per la mamma, c’è anche l’aspetto della praticità: il latte è sempre pronto, non va preparato, misurato, scaldato. È lì, quando serve, dove serve.
Qualche volta ho provato a tirarmi il latte. Avevo creato una piccola scorta da tenere in freezer per le emergenze, ma in realtà non l’abbiamo quasi mai utilizzata. Nei primi dodici mesi di Noah siamo stati praticamente in simbiosi, quindi lo allattavo sempre direttamente al seno. Più che altro, il latte tirato lo usavo a partire dallo svezzamento per alcune preparazioni, come pancake o muffin. Ma non ho mai dato il mio latte con il biberon, né in casa né fuori.
Chi ha allattato lo sa: l’allattamento va oltre la nutrizione. È anche conforto, coccola, rifugio. Quando Noah stava male, era stanco, aveva bisogno di attenzione o di una rassicurazione… cercava il seno. Cercava me. Ho sempre allattato a richiesta, non ho mai imposto orari. Ho sempre voluto che il nostro allattamento fosse così: libero, fluido, guidato dai suoi bisogni.
Ecco, forse l’unica cosa che non avevo previsto è stata l’intensità. Allattava tanto. Davvero tanto. Ovviamente da neonato si attaccava anche ogni ora, e poi man mano le poppate si sono diradate… ma non drasticamente. Anche dopo lo svezzamento, che è iniziato a sei mesi, Noah chiedeva il seno moltissime volte al giorno. E la notte, ancora di più.
Dal quarto mese ha avuto una regressione del sonno importante, che è durata molto a lungo. In quel periodo, faceva anche una media di dieci risvegli a notte. E l’unico modo per affrontarli era l’allattamento. Si svegliava, cercava il seno, si riaddormentava in pochi secondi. Non so come avremmo fatto senza.
Anche di giorno era così: si attaccava ogni 4 ore circa, quindi 4-5 volte al giorno, più tutte le poppate notturne. E non solo a casa. Anche fuori. Ci sono state tantissime volte in cui ho dovuto fermarmi, sedermi su una panchina e allattarlo lì, dovunque fossimo. Come anche a casa: qualunque cosa stessi facendo, interrompevo tutto e gli davo il latte, perché questo è stato sempre il mio desiderio: allattarlo a richiesta.
È stato un percorso bellissimo, ma anche intenso e faticoso. E lo rifarei mille volte.
Conclusione
L’allattamento non è sempre immediato, né scontato, ma con il giusto supporto, con ascolto e pazienza, può trovare la sua strada. Il nostro inizio è stato incerto, fatto di aggiunte e piccoli passi, ma alla fine abbiamo trovato il nostro equilibrio.
E il messaggio che vorrei lasciarti è proprio questo: anche se non va tutto liscio, anche se il tuo percorso è diverso da quello che avevi immaginato, non significa che non possa diventare bellissimo. Tu e il tuo bambino state imparando insieme, un giorno alla volta. E va bene così.
Grazie per essere qui, per aver letto il mio post e per aver intrapreso questo viaggio con me. La maternità è un cammino ricco di sfide, ma anche di infinite gioie. Una Mamma Consapevole nasce per offrire uno spazio di condivisione, sostegno e riflessione lungo questo percorso. Non vedo l’ora di continuare a raccontarti la mia esperienza e di conoscere anche la tua.
Ricorda — non sei sola in questo viaggio. Connetti con me attraverso il blog e i social media, e costruiamo insieme una comunità di mamme consapevoli e forti. A presto, Mamma Consapevole!
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