Ciao, Mamma Consapevole! In questo articolo, ti racconto di come abbiamo affrontato il fatto che Noah volesse stare sempre e solo in braccio e il nostro percorso con il babywearing.
Nel caso in cui te lo fossi perso, ti ricordo che nello scorso articolo, ti ho raccontato dei nostri giocattoli preferiti per la fascia d'età 0-3 mesi.
Il babywearing è stata una delle cose che più desideravo sperimentare nel mio percorso da mamma. Avevo letto, mi ero informata, ero pronta a tenere Noah vicino a me nel modo più dolce e pratico possibile. Ma come per tante cose nella maternità, le aspettative e la realtà si sono incontrate… e scontrate.
Babywearing – Aspettative vs realtà
Quando ero incinta, immaginavo di usare la fascia e il marsupio nei momenti giusti. Pensavo che Noah avrebbe passato un po’ di tempo in braccio, certo, ma anche nella sdraietta, nel passeggino, sul tappetone. Immaginavo una routine varia e abbastanza equilibrata.
Invece, fin da subito, Noah ha mostrato un bisogno fortissimo di contatto fisico costante. Il risultato? Ha passato letteralmente il 90% del tempo in braccio.
Mi ha sorpresa. Mi ha travolta. Mi ha anche fatto sentire impreparata, perché nessuno ti dice davvero quanto sia totalizzante avere sempre addosso un neonato. E il babywearing, che immaginavo come un aiuto pratico, è diventato il mio compagno di vita.
I primi mesi di babywearing
Nei primissimi giorni, la fascia elastica è stata la mia salvezza. Mi permetteva di avere Noah vicino, di tenerlo stretto al cuore, e allo stesso tempo di muovermi per casa – almeno un po’. Quando è cresciuto, sono passata al marsupio, che è diventato il mio migliore amico per mesi.
Ma non voglio dipingere tutto solo come dolcezza e tenerezza. Il babywearing mi ha aiutata, sì, ma anche messo a dura prova.
C’erano momenti in cui avrei solo voluto mangiare con due mani, farmi una doccia tranquilla, stare dieci minuti sul divano. E invece, anche in quei momenti, Noah era con me – in braccio, nella fascia, nel marsupio. Sempre addosso.
Questo bisogno continuo di contatto, pur essendo così naturale per un neonato, mi ha fatto sentire spesso in trappola. È una sensazione che ancora ricordo molto nitidamente: quella di non avere mai il corpo “solo mio”, nemmeno per cinque minuti. E sì, ha inciso tanto sul mio equilibrio mentale nel postparto.
Uscire non cambiava molto. Il passeggino veniva spesso rifiutato. Se Noah era sveglio, voleva stare in braccio. Se si addormentava in braccio, provare a posarlo significava svegliarlo. E così, continuavo a portarlo. Sempre.
Babywearing e indipendenza
Col tempo, però, le cose sono cambiate. Intorno all’anno, e ancora di più verso i 18 mesi, Noah ha iniziato a esplorare il mondo con curiosità e determinazione. Prima il gattonamento, poi i primi passi, e infine quella meravigliosa autonomia che ti fa rendere conto che qualcosa sta davvero cambiando.
Il babywearing ha cominciato a perdere la sua funzione di necessità per diventare un gesto di affetto, un momento di coccola. Noah non aveva più bisogno costante di essere tenuto, ma sceglieva quei momenti di contatto come uno spazio di conforto e amore.
E per me, è stato un sollievo. Un passaggio naturale e dolce verso una nuova fase, fatta di mani più libere, ma anche di nuove emozioni.
Oggi guardo a quel primo anno come a un tempo intensissimo, faticoso e bellissimo. So che se avrò altri figli, vorrò sicuramente portarli in fascia e nel marsupio. Ma con altrettanta sincerità, spero che possano anche stare volentieri nella sdraietta o nel passeggino per qualche minuto. Perché quella libertà, per una mamma, vale tantissimo.
Conclusione
Il babywearing è stato, per me, molto più di una scelta pratica: è stato un viaggio emotivo, fisico e mentale. Mi ha permesso di conoscere mio figlio da vicino, nel senso più letterale e profondo del termine. Ma è stato anche un banco di prova, una sfida continua tra desiderio di vicinanza e bisogno di spazio.
Se stai vivendo qualcosa di simile, se ti senti sopraffatta o magari anche solo un po’ stanca di avere sempre il tuo bimbo addosso, voglio dirti che ti capisco. E che non sei sola.
Portare un bambino non è solo un gesto d’amore: è anche una maratona, fatta di corpo, cuore e respiro. E ogni mamma trova il suo passo.
Con il tempo, le cose cambiano. I bambini crescono, si staccano, tornano, e quei momenti di contatto diventano ancora più preziosi, perché scelti.
Il babywearing mi ha insegnato anche questo: che ogni fase ha il suo valore, anche quando pesa. E che la vicinanza, quella vera, resta anche quando le braccia si liberano.
Grazie per essere qui, per aver letto il mio post e per aver intrapreso questo viaggio con me. La maternità è un cammino ricco di sfide, ma anche di infinite gioie. Una Mamma Consapevole nasce per offrire uno spazio di condivisione, sostegno e riflessione lungo questo percorso. Non vedo l’ora di continuare a raccontarti la mia esperienza e di conoscere anche la tua.
Ricorda — non sei sola in questo viaggio. Connetti con me attraverso il blog e i social media, e costruiamo insieme una comunità di mamme consapevoli e forti. A presto, Mamma Consapevole!
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