Ho scritto il mio piano per il parto

Ho scritto il mio piano per il parto

Ciao, Mamma Consapevole! Eccomi, munita del mio Diario della Gravidanza, a raccontarti di cosa ho incluso nel mio piano parto.

Nel caso in cui te lo fossi perso, ti ricordo che nello scorso articolo, ti ho raccontato di cosa ho incluso nella mia borsa parto.


Che cos'è il piano parto

Non so se il piano parto sia una prassi comune anche in Italia, ma qui a Londra è un passaggio fondamentale che si affronta negli ultimi incontri con l’ostetrica, durante il terzo trimestre di gravidanza.

È un documento che la mamma – o entrambi i genitori – compilano insieme all’ostetrica, e che ha l’obiettivo di raccogliere preferenze, desideri e indicazioni rispetto ad alcuni aspetti legati al momento del parto.

Cosa include il piano parto

Si parla di tante cose: il luogo in cui si vorrebbe partorire, la posizione preferita durante il travaglio, il tipo di sollievo dal dolore desiderato, l’eventuale uso della vasca, la presenza del partner, il taglio del cordone, la pelle a pelle subito dopo la nascita…

Piccoli-grandi dettagli che raccontano come immagini quel momento così intenso, e che aiutano il personale sanitario a rispettare le tue scelte.

Durante la compilazione del mio piano parto, l’ostetrica mi ha subito ricordato una cosa importante: la priorità, quel giorno, sarà sempre il benessere della mamma e del bambino. Il piano parto viene seguito quanto più possibile, ma può essere modificato in base a come si evolvono le cose, sempre con il consenso e l’informazione della mamma.

Ed è proprio questo che ho apprezzato profondamente: il fatto che ogni decisione venga presa in modo informato. Anche nel caso in cui sia necessario discostarsi da ciò che avevo scritto, vengo coinvolta, ascoltata, aggiornata su tutto quello che sta succedendo.

Perché stilare il piano parto

Per me, preparare il piano parto è stato un momento molto significativo. In una fase in cui si hanno tanti dubbi, magari qualche timore, e ci si sente un po’ in balia degli eventi, è stato un modo per sentirmi protagonista del mio corpo, del mio parto, della mia storia.

Poter esprimere i miei desideri, scegliere cosa mi fa sentire più a mio agio, dire come vorrei essere accompagnata, è stato un gesto di consapevolezza e cura verso me stessa.

Un altro aspetto che ho trovato davvero utile è che, avendo messo tutto nero su bianco prima, nessuno ha dovuto farmi domande delicate durante il travaglio. Non ho dovuto prendere decisioni o spiegare preferenze in un momento in cui ero concentrata su altro.

Tutti sapevano già cosa desideravo. Tutti erano sulla stessa lunghezza d’onda.

E questo, credimi, fa una grande differenza.

Dove ho scelto di partorire

La prima scelta che mi è stata proposta, e che ha dato il via a tutto il processo di riflessione sul mio piano parto, è stata: dove voglio partorire?

Qui a Londra, il sistema sanitario offre tre opzioni principali: il parto in ospedale, il parto in casa o il parto presso un centro nascite. Tre possibilità molto diverse tra loro, ognuna con caratteristiche specifiche e con vantaggi e limiti da valutare con attenzione.

Il parto in casa

Devo ammettere che l’idea del parto in casa mi ha affascinata fin da subito. La possibilità di vivere quel momento così intimo tra le mura di casa propria, in un ambiente conosciuto, con luci soffuse e senza il via vai ospedaliero… mi sembrava una prospettiva meravigliosa.

Ma è una scelta che viene proposta solo in presenza di una gravidanza assolutamente fisiologica, senza nemmeno la minima complicazione. L’ostetrica è stata molto chiara su questo punto: deve trattarsi di un percorso di gravidanza davvero lineare, e purtroppo, per quanto mi sentissi tentata, non me la sono sentita. Non era la scelta giusta per me in quel momento.

Il parto in ospedale

L’alternativa “classica” è il parto in ospedale, all’interno del reparto maternità. In questo contesto si è sempre seguiti da un’équipe di ostetriche e medici, e si hanno a disposizione varie opzioni, come ad esempio l’epidurale (che, se desiderata, può essere somministrata solo in questo setting), la vasca per un eventuale parto in acqua, la palla da yoga… tutto dipende dalla stanza disponibile. È la soluzione più sicura in caso di complicazioni, perché si è già nel luogo in cui può avvenire qualsiasi tipo di intervento medico, senza necessità di spostamenti.

Il parto al centro nascite

La terza opzione, quella che alla fine ho scelto, è stata il centro nascite: una sorta di via di mezzo tra la sicurezza dell’ospedale e l’intimità del parto in casa.

Le stanze sono ampie, luminose, accoglienti. Ricordano quasi un soggiorno: c’è un grande divano letto, la vasca per il parto in acqua, palla da yoga, bagno privato. Non sembra affatto di essere in ospedale.

Qui il parto viene gestito esclusivamente dalle ostetriche e gli interventi medici sono ridotti al minimo, quindi non è possibile richiedere l’epidurale, ma solo alcune forme più leggere di analgesia. Se si presentano complicazioni, viene richiesto il trasferimento immediato in ospedale.

Uno dei motivi che ha reso questa scelta ancora più rassicurante per me è che il centro nascite si trovava all’interno del mio ospedale di riferimento. Questo significava che, in caso di necessità, qualsiasi spostamento sarebbe avvenuto in pochi minuti, con il minimo stress possibile. Un aspetto che ha avuto un peso importante nella mia decisione, perché mi ha permesso di scegliere un ambiente più intimo senza rinunciare del tutto alla sicurezza di una struttura ospedaliera.

Durante la gravidanza avevo letto spesso quanto fosse importante, per il buon progredire delle fasi del travaglio, che la donna fosse in un ambiente in cui si sente davvero a suo agio. Sapevo che, per me, quell’ambiente ideale poteva essere solo casa mia… oppure il centro nascite.

E così, ho seguito il mio istinto. È lì che mi sono sentita più serena, più pronta, più “a casa”.

Le scelte che ho fatto nel mio piano parto

Una volta definito il luogo del parto, è stato il momento di scrivere nero su bianco come desideravo vivere quel momento, nel rispetto di ciò che sentivo giusto per me, per il mio corpo e per il mio bambino.

Durante il travaglio

Ho chiesto che ci fossero luci soffuse e che potessi ascoltare la mia musica preferita liberamente, in qualunque momento.

Desideravo che l’ambiente fosse tranquillo, con poche persone presenti: accanto a me volevo solo mio marito e, se possibile, al massimo due ostetriche.

Avevo chiesto il minimo intervento medico e che mi fosse garantita la libertà di scegliere la posizione del travaglio e del parto, seguendo ciò che il mio corpo mi avrebbe suggerito.

Avevo anche espresso chiaramente che non desideravo ricevere l’epidurale, né altre forme di analgesia, perché volevo restare in ascolto del mio corpo e delle sue sensazioni.

Durante il parto

Avevo indicato la possibilità di partorire in vasca, se le condizioni lo avessero permesso.

Un altro desiderio profondo era quello di prendere io stessa in braccio il mio bambino, non appena nato, e che fosse mio marito a tagliare il cordone ombelicale.

Cordone ombelicale e placenta

Avevo richiesto il taglio ritardato del cordone, circa un’ora dopo la nascita, e l’espulsione naturale della placenta, senza interventi o somministrazioni, a meno che non fosse strettamente necessario.

Il primo contatto e l’allattamento

Subito dopo il parto, desideravo un contatto pelle a pelle prolungato, per tutto il tempo che avrei sentito necessario, senza che nessuno mi portasse via il bambino.

Avevo chiesto di iniziare ad allattare immediatamente, nel modo più spontaneo e rispettoso possibile.

La cura del neonato

Per quanto riguarda la cura del neonato, avevo scritto che non volevo che venisse lavato subito dopo la nascita (anche se poi ho scoperto che questa è già una pratica prevista dal protocollo inglese), e che la pulizia e la vestizione avvenissero in un solo momento, e fatti da noi.

La mia preoccupazione per l’episiotomia

Una delle mie preoccupazioni più grandi riguardava l’episiotomia. Avevo scritto di non volerla, ma l’ostetrica, con molta gentilezza e onestà, mi ha spiegato che è impossibile garantire in anticipo che non sarà necessaria. Mi ha rassicurata sul fatto che, se dovesse servire, sarà sempre una scelta condivisa e spiegata in quel momento.

L'importanza del piano parto

Creare il mio piano parto e discuterlo con l’ostetrica è stato, per me, un momento chiave.

Non solo perché mi ha aiutata a riflettere su cosa desiderassi davvero in quel momento così speciale, ma anche perché mi ha fatto sentire parte attiva e consapevole del mio percorso.

Mi è piaciuto moltissimo farlo anche insieme a mio marito, che è stato coinvolto attivamente nella stesura del piano. Era importante che conoscesse ogni mia scelta, ogni mio desiderio, così che potesse sostenermi e aiutarmi a farli rispettare, se necessario, in quei momenti delicati in cui può essere difficile esprimersi.

Anche il confronto con l’ostetrica è stato prezioso. Aver avuto lo spazio e il tempo per parlare apertamente con lei di tutte queste cose mi ha rassicurata tantissimo.

Certo, un po’ di ansietta l’ho sentita… perché iniziava a diventare tutto reale, come se fosse quasi arrivato il mio turno di partorire, di incontrare Noah. Ma anche per questo è stato così bello: perché sentivo che stava davvero per succedere.


Conclusione

Come dicevo all’inizio, non so se il piano parto sia una pratica diffusa anche in Italia, o da dove tu stia leggendo questo articolo. Ma credo davvero che, indipendentemente dal Paese o dalla struttura, sia importante parlare di queste cose con l’ostetrica, anche solo in modo informale.

Anche se non esiste un documento ufficiale, anche solo una conversazione può aiutare a chiarire le idee su quali sono le opzioni disponibili, cosa si può chiedere, cosa si può aspettare.

Per me, visualizzare con chiarezza l’ambiente in cui avrei partorito è stato fondamentale.

Lo so bene che il parto è qualcosa che non possiamo controllare del tutto – è un’esperienza che si muove al di là dei nostri piani.

Ma se mi conosci almeno un pochino, sai quanto per me essere preparata, per quanto possibile, fa la differenza.

E credo che, in fondo, possa aiutare un po’ tutte noi.

Grazie per essere qui, per aver letto il mio post e per aver intrapreso questo viaggio con me. La maternità è un cammino ricco di sfide, ma anche di infinite gioie. Una Mamma Consapevole nasce per offrire uno spazio di condivisione, sostegno e riflessione lungo questo percorso. Non vedo l’ora di continuare a raccontarti la mia esperienza e di conoscere anche la tua.

Ricorda — non sei sola in questo viaggio. Connetti con me attraverso il blog e i social media, e costruiamo insieme una comunità di mamme consapevoli e forti. A presto, Mamma Consapevole!

Se questo articolo ti è piaciuto e ti ha fatto riflettere, mi farebbe piacere sapere la tua opinione! Puoi seguirmi su Instagram e condividere la tua riflessione con un commento o un messaggio privato. Il confronto tra mamme è sempre prezioso, non vedo l’ora di leggere cosa ne pensi!

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