Come ho smesso di allattare a 18 mesi

Come ho smesso di allattare a 18 mesi

Ciao, Mamma Consapevole!

In questo articolo, ti racconto di come ho smesso di allattare, condivido con te alcune riflessioni e ti porgo, in punta di piedi, i miei consigli e suggerimenti per vivere al meglio questa fase della tua vita.

La nostra situazione di partenza con l’allattamento

Allattare Noah è sempre stata una certezza per me. Non è stato un inizio semplice: le prime settimane sono state una sfida perché faticava ad attaccarsi bene e, di conseguenza, la mia produzione di latte era ridotta. Dopo diversi tentativi, con l’aiuto di un integratore e qualche biberon di latte artificiale, a sei settimane siamo riusciti ad avviare un allattamento esclusivo al seno.

Da quel momento, il seno è stato molto più di un semplice nutrimento per lui: era conforto, coccola, un modo per rilassarsi e addormentarsi, sia di giorno che di notte. Di giorno si attaccava di continuo e, di notte, specialmente dopo la regressione del quarto mese, le poppate erano frequentissime… arrivavamo anche a dieci risvegli per notte.

Con lo svezzamento a sei mesi e l’inizio dell’asilo a dodici, la situazione non è cambiata molto. Le poppate non sono mai davvero diminuite.

Più passavano i mesi, più sentivo che il momento di smettere si avvicinava. Speravo che il distacco avvenisse in modo naturale, che lui riducesse gradualmente, ma non è andata così. Continuava a chiedere il seno spesso, ovunque fossimo, e io mi sentivo sempre più stanca.

Il giorno in cui ho smesso di allattare

Ho smesso di allattare così, senza preavviso, qualche giorno prima che Noah compiesse 18 mesi.

Quella mattina Noah non stava bene, quindi ho deciso di tenerlo a casa. Neanche io mi sentivo al meglio e ricordo di aver scritto a mio marito: “Non ce la faccio più ad allattare.” In quel momento è scattato qualcosa dentro di me. Senza averlo pianificato, senza averci riflettuto troppo, ho deciso di provare sul serio, per la prima volta, a non allattarlo.

(Dico “sul serio” perche qualche volta in passato avevo provato a saltare una poppata distraendolo alla sua richiesta ma avevo sempre fallito, perche lui piangeva a dirotto e io mi sentivo in colpa a non soddisfare quel suo bisogno.)

Non ho preso pillole per fermare la produzione di latte, né ho seguito un piano graduale. L’unico rimpianto, se così si può dire, è non avere avuto un’ultima poppata consapevole, un momento in cui rendermi conto che sarebbe stata l’ultima. Semplicemente, da quel giorno, non l’ho più fatto.

Noah, che quel giorno era più stanco e mogio del solito, non ha molto risentito del cambiamento. Ma credo anche che fosse pronto. Ogni volta che si avvicinava per chiedere il latte, lo distraevo, con successo, con altro: gli offrivo acqua se pensavo avesse sete, qualcosa da mangiare se poteva avere fame, oppure lo coinvolgevo in un gioco o gli cantavo una canzoncina.

Non ci sono stati pianti disperati, solo qualche minuto di lamento, poi si lasciava distrarre oppure si addormentata con qualche carrozzina per i suoi pisolini (che quel giorno sono stati piu del solito proprio perche non si sentiva bene).

Arrivata a sera, ero incredula di essere riuscita a trascorrere un’intera giornata senza dare il seno a noah ma anche tanto preoccupata per la nottata che ci aspettava. Non ti nascono che temevo anzi immaginavo che noag avrebbe pianto a dirotto per

E così è finito il nostro percorso di allattamento: senza rituali, senza programmi. Solo con la consapevolezza che era arrivato il momento giusto, per entrambi.

Conclusione

Concludere questo racconto sull’allattamento è quasi strano per me, perché per tanto tempo l’allattamento è stato parte di ogni mia giornata, di ogni notte, di ogni gesto. È stato presenza costante, connessione profonda, strumento di amore e conforto.

Non è stato sempre facile, anzi. Ci sono stati momenti di frustrazione, dolore, stanchezza, eppure non cambierei nulla. Il nostro percorso è stato esattamente come doveva essere: imperfetto, intenso, pieno.

Mi porto dentro tutta la dolcezza di quei momenti condivisi, gli sguardi, le manine che si aggrappano, la serenità che solo quel contatto sa dare. E oggi, guardando Noah crescere, mi rendo conto di quanto ogni poppata sia stata una carezza invisibile che ci ha tenuti legati, nutriti, cullati.

Se sei nel pieno di questo viaggio, se stai iniziando, se hai scelto un’altra strada, voglio solo dirti che sei una mamma meravigliosa.

L’unica cosa che conta davvero è fare scelte consapevoli e allineate con te stessa, con il tuo bambino, con la tua famiglia.

E se questo racconto può aiutarti a sentirti meno sola, più capita, anche solo un po’… allora sono felice di averlo condiviso.

Grazie per essere qui, per aver letto il mio post e per aver intrapreso questo viaggio con me. La maternità è un cammino ricco di sfide, ma anche di infinite gioie. Una Mamma Consapevole nasce per offrire uno spazio di condivisione, sostegno e riflessione lungo questo percorso. Non vedo l’ora di continuare a raccontarti la mia esperienza e di conoscere anche la tua.

Ricorda... non sei sola in questo viaggio. Qualcuna, da qualche parte, sta provando le stesse cose.

Un abbraccio,
Alice, Una Mamma Consapevole